Tuesday, September 10, 2013
Aprire un blog nel 2013 sembra un po' fuori tempo, anzi non sembra, lo è. Ma sono specialista nell'essere fuori tempo, nel fare le cose all'ultimo momento. Vengo da una famiglia dove se parti per fare un viaggio di più di 50km, prepari la valigia almeno una settimana prima, io l'ho sempre fatta 10 minuti prima di uscire di casa. Ci ho provato a farla prima, non sono un rivoluzionario, ma mi viene come un blocco dello scrittore. Sto la fermo, guardo la valigia e mi deprimo. Così dopo che l'ennesima persona mi ha detto "dovresti scrivere un libro o aprire un blog", ho scelto la via più facile e più vintage: ho aperto un blog. Grazie Fabrizio, Terianne e Lisa, solo per citare gli ultimi 3 responsabili della mia deriva blogger.
Ho 40 anni e diverse vite. Da piccolo volevo fare il calciatore, la rock star o l'astronauta e non ho fatto nulla di tutto ciò, in compenso ho fatto la ragioneria. Poi ho fatto il programmatore con un discreto successo, poi il commerciale, si insomma il venditore, con un discreto insuccesso, poi addirittura il segretario generale di un'associazione parte di Confindustria e poi ad un certo punto mi sono ritrovato a lavorare 12-13 ore al giorno.
Poi le 13 ore sono diventare 14 e poi 15 e non sapevo più perché, ma andavo avanti. Avevo una casa e una compagna, con cui convivevo, che presto o tardi avrei sposato. Poi ho avuto coraggio. Almeno, questo è quello che mi dicono tutti. In realtà io non credo che si tratti di coraggio, ma di logica. Analisi dei fatti e delle opportunità e poi si agisce. Finita la relazione con la mia compagna, dall'oggi al domani mi ritrovo senza casa e senza la prospettiva di vita matrimonio-lavoro-figli, che non è mai rientrata nel quadro calciatore-rockstar-astronauta ma che ho imparato ad accettare o a far finta di, perché il mondo funziona così. A quel punto mi sono fermato un attimo. "OK, spendo il 90% del mio tempo per fare un lavoro che non mi piace ed il 10% a fare quello che mi piace, ovvero teatro".
Non ci vuole un genio per capire che da qualche parte devo aver fatto un errore madornale o semplicemente, come le aragoste che non si accorgono che la temperatura dell'acqua sta salendo, sono finito bollito o quasi. Da qui la decisione, semplice, logica. Posso continuare a fare una vita che non mi piace, come uno zombie, o cambiare.
Bene, mi prendo un anno sabbatico e farò il Cammino di Santiago. Non che sia credente, ma mi sembrava l'unica cosa sensata al momento.
Detto-fatto, alzo il telefono e mi licenzio.
La pianificazione del cammino di Santiago dura circa 2 settimane. Bon, non è proprio una pianificazione quanto un blocco simile a quello che mi prende davanti alla valigia cche è simile a quello dello scrittore. Resto li come un ciclista in surplace. Avete presente il ciclismo su pista che si vede solo alle olimpiadi con i due ciclisti che stanno fermi a studiarsi e poi uno parte a tutta velocità e l'altro insegue? Ecco, in surplace.
E' durante questa fase di surplace che scatta veloce l'idea di trasferirsi in Canada al Loose Moose Theatre e io reagisco e parto all'insguimento, mentre il cammino di Santiago resta fermo sui pedali e non si è più visto. Una chiacchierata con il mio insegnate Steve Jarand che era a Roma perché organizzavo un suo workshop e poi di punto in bianco, non so bene perché chiedo: "senti, ma se mi trasferissi qualche mese a Calgary, potrei seguire dei corsi al Loose Moose?".
La risposta è si, ho un piano. Il giorno dopo ricevo una mail. La mia amica Francesca si sposa a New York, sono invitato.
"Senti Fra, complimenti, ci sarò. Ma la stanza dove stai adesso, tu la lasci libera? Credi che possa subentrare io per qualche mese?"
...continua
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